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| Il Tempio di Talamonaccio |
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Quello di cui stiamo parlando è un territorio di eccezionale interesse archeologico che si estende dalle colline dello scansanese fino al mar Tirreno senza soluzione di continuità. |
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Ghiaccio Forte, Marsiliana d'Albenga(Caletra) e Magliano in Toscana(Heba) con le loro immense necropoli, Doganella(Kalousion) e, più giù, Orbetello da una parte e Talamone dall'altra, testimoniano come gli etruschi si fossero insediati in questi luoghi in maniera intensiva, con popolazioni numerose. |
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Gli Etruschi di Talamone costruirono sul colle di Talamonaccio, il Tempio a cui apparteneva il famoso "frontone" con le mitiche scene dei "Sette contro Tebe". |
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Il Tempio di Talamonaccio, del quale sono ancora visibili i resti delle fondamenta e del podio, doveva essere bello da stupire, e la sua bellezza veniva esaltata dalla cornice panoramica e paesaggistica nella quale era collocato, alto sul poggio che guarda l'azzurrità marina del Golfo di Talamone, dell'Argentario, dell'Arco litoraneo che guarda i lidi di Orbetello e le fertili campagne della valle dell'Osa e dell'Albenga, dove prima della devastazione provocata dallo spaventoso scontro bellico in cui furono massacrati quarantamila Galli di Aneroesto e di Concolitano dovevano essere evidenti i segni di una laboriosità rurale ordinata e feconda. |
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Le ricerche hanno dimostrato che la sua distruzione avvenne verso la fine del I secolo avanti Cristo, probabilmente a causa delle lotte tra Silla e Mario, quest'ultimo sbarcato a Talamone nell'87 a.C. di ritorno dall'Africa. Talamone fu da Silla dato alle fiamme sul colle in cui aveva sede, oggi detto Talamonaccio. |
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Anche il Tempio crollò e molte delle sue Strutture furono incenerite. Sopravvissero solo le solide mura delle fondamenta e del podio. Nel 1888 e negli anni successivi i resti del Tempio riemersero dal buio dei millenni. trasferiti nel Museo Archeologico di Firenze, fra il 1892 e il 1897. |
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La storia che ha ispirato il Tempio, il mito dei "Sette contro Tebe" scritta nel 467 a.C. dal poeta greco Eschilo, si può così riassumere: a Tebe dalle sette porte regna Eteocle, il figlio di Edipo che, avendo inconsapevolmente ucciso suo padre Laio e sposato sua madre Giocasta, alla rivelazione di questi atroci fatti si era strappato gli occhi e aveva lasciato il trono. Un giorno, Eteocle annuncia al popolo che, secondo l'indovino Tiresia, la città verrà assalita nella prossima notte. Intanto, un nunzio che nel campo aveva assistito al giuramento dei sette guerrieri dai quali verrà sferrato l'attacco ha riconosciuto tra essi Polinice, fratello del Re. Appena calate le tenebre, infatti, l'assedio comincia con una spinta offensiva terrificante, spietata. I difensori di Tebe sono ardimentosi, eroici e più di tutti dimostra di esserlo Eteocle che, schierato sulla Settima Porta con i suoi soldati, lotta estrenuamente per impedire al fratello Polinice di varcarla. Tebe si salverà. Ma sarà talmente feroce, senza esclusione di colpi, lo scontro tra i due fratelli che finirà col provocare la morte di entrambi. |
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Gli etruschi dominati come erano dal sentimento della fatalità, si mostrarono sempre molto sensibili alla tragedia di Edipo e dei "Sette contro Tebe". Lo testimoniano a Chiusi, a Perugia, a Volterra i bassorilievi delle urne funerarie del tardo ellenismo (anteriormente al I sec. a.c.) che spesso la raffigurano. Edipo vi appare inginocchiato al centro della battaglia di Tebe, sostenuto alle spalle da un giovane servitore. Sulla sinistra e sulla destra sono i suoi figli, Polinice ed Eteocle, che si annientano a vicenda, il primo per la conquista, il secondo per il mantenimento del trono, l'uno sorretto dall'infelice madre Giocasta, l'altro già morto sostenuto dal suo scudiero. Sullo sfondo si vedono, alcune parti della scala usate per l'assalto. |
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Sul lato destro sferzato dalle furie (le latine Erinni, divinità della maledizione e della vendetta) galoppano i cavalli delle quadrighe di Anfiarao che (Charun) Caronte cerca di trascinare con se nell'abisso. |
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Il caroplasta etrusco modellò la scena interamente a mano e tra le principali caratteristiche del Tempio di Talamonaccio vi è anche quella relativa alla sua originalità e unicità: non si tratta, infatti, di una mera riproduzione di altri lavori del genere (come spesso accadeva) ma di un'opera di nuova ideazione e creazione, eseguita da uno di quelli artisti che, a giudizio di Plinio, si erano imposti all'attenzione generale soprattutto in Etruria per la perfezione che avevano raggiunto in questo genere di ornamentazioni architettoniche. |
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