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| Il popolo degli Etruschi |
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L'origine del popolo etrusco, dibattuta già dagli antichi, non è meno oscura di quella di tutti i popoli del continente euroasiatico, siano essi indoeuropei o altro, come ci insegna per esempio, il caso dei Baschi. |
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Come già affermava quasi centocinquanta anni or sono Theodor Mommsen, ciò che deve interessare la cultura moderna è la storia degli Etruschi, il loro concreto affermarsi e formarsi come popolo, che costituisce un fatto di piena età storica per il mondo mediterraneo, accaduto nella prima parte del primo millennio e come tale pienamente conoscibile grazie alla tradizione storica antica e soprattutto grazie all'archeologia. La peculiare religione, già agli occhi degli antichi, ha costituito una delle principali caratteristiche etrusche; tra le forme artistiche l'architettura è stata una manifestazione fondamentale della cultura etrusca, che ha dato il nome ad uno stile e un ordine architettonico, quello tuscanico. |
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La pittura è stata una delle rare e perciò significative testimonianze della grande pittura parietale classica preromana. La scultura è stata ricca di esperienze formali di rilievo; le arti minori con l'industria della suppellettile bronzea hanno costituito motivo di vanto e di fama mediterranea per i prodotti degli ateliers etruschi, al servizio di una classe dominante opulenta ed esigente. Gli stessi antichi hanno avuto piena coscienza del profondo significato di questa esperienza socio-politica e dell'enorme influenza storica esercitata dal mondo etrusco su quello romano, a partire dalla genesi dei simboli stessi del potere, la sella cerule, i fasci, gli abiti e la pompa dei magistrati e dei generali vittoriosi, che tanta parte hanno nello specifico modello di governo e di potere a Roma. |
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La loro formazione è collocabile tra la fine dell'età del Bronzo e gli inizi dell'età del ferro, cioè dalla cultura protovillanoviana dell'età del bronzo finale (1100-900 a.C.) a quella villanoviana dell'età del ferro (900-700 c. C.) in cronologia convenzionale. Tra il 750 e 650 a.C. avvenne l'affermarsi di una potente ed opulenta aristocrazia, che fra alterne vicende ha dominato una parte cospicua della penisola rapportandosi in varia forma con le altre popolazioni italiche ed elaborando forme politiche proprie per governare grandi e potenti città. La loro struttura sociale prevedeva ceti subalterni semiservili nelle campagne (e forse anche nelle città) e classi dominanti tendenzialmente oligarchiche. |
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Nell'arco quindi di poche generazioni, si passa da una società tribale basata su lignaggi a una società che si articola su famiglie nucleari: da questa trasformazione traspare in maniera inequivocabile la nascita della proprietà privata della terra e della sua ereditarietà in seno alla famiglia ristretta, primo atto di nascita delle società storiche. In questa fase, che vede gradualmente emergere dall'indistinto culturale dell'età del Bronzo la fisionomia specifica delle società più avanzate della penisola, nell'aerea corrispondente alla Toscana e all'alto Lazio, dove in epoca storica sarà la culla della civiltà etrusca, si assiste ad un grandioso processo di colonizzazione di terre, che ha luogo in epoca villanoviana, e al contestuale prepotente manifestarsi di una straordinaria esperienza nella gestione dei processi metallurgici con significativi accumuli di bronzo lavorato e non. |
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Questo dato costituisce un indubbio segno di una straordinaria capacità metallurgica, che gli antichi attribuivano anche ai Tirreni di Lemno e dell'Egeo settentrionale (un indizio per una sia pur remota origine orientale degli Etruschi?) e che costituirà il leit-motiv della storia della produzione materiale e artistica del popolo etrusco. |
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Dalla fase formativa si passa a quella dell'apogeo delle classi dominanti etrusche, le cui fondamenta economiche risiedono nell'eccezzionale colonizzazione di nuove terre, avvenuta in età villanoviana nell'Etruria e fuori, dalla valle Padana alla Campania meridionale, e nel controllo del metallo di ferro e di rame. |
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Da queste basi fondamentali della ricchezza etrusca, si sviluppano le forme primitive di commercio e il collegato controllo dei mari, per il quale gli Etruschi erano famosi fin dall'alta antichità. I due volti, ambiguamente fra loro interconnessi, di questa attività sono la pirateria (per la quale gli Etruschi erano particolarmente famosi) e lo scambio vero e proprio. Il commercio era prima controllato direttamente dai più antichi aristocratici nelle proprie case, poi era gestito nelle forme dell'emporio presso santuari, di cui Pyrgi e Gravisca, porti rispettivamente di Cerveteri e di Tarquinia, sono gli esempi più famosi. L'ultima e più rara forma dello scambio, quello monetale, viene adottata dalle città etrusche solo all'età delle società urbane riformate, nel periodo a partire dal 350 a.C., con la sola eccezione di Populonia, vera e propria porta del ferro dell'Elba, che si dota di monete auree e aergentee già nella fase precedente. |
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Oltre alla pirateria ed al commercio, l'altra fondamentale forma di acquisizione di ricchezza, in termini di terra, bottino e manodopera servile, è quella costituita dalla guerra: come prova sin dall'età del Ferro la ricchissima documentazione funeraria, che va ben oltre l'elemento simbolico, l'ideologia guerriera è infatti centrale per gli aristocratici etruschi. Si passa quindi allo sviluppo dell'opulenza ed all'esibizione del rango attraverso lo sfoggio dei materiali preziosi acquisiti attraverso il commercio fenicio e greco, oggetti d'oro, argento, bronzo, avorio, vetro, pietre preziose, utilizzati prima di tutto per l'ornamento personale, dalle vesti, ai monili ai profumi, e quindi per la cerimonialità delle occasioni solenni, dal banchetto alle nozze. Ovviamente la cerimonialità collettiva non si indirizza soltanto verso la continuità biologica del gruppo, ma anche verso la continuità politica, garantita in primo luogo dalle pratiche religiose, che nel caso del potere trovano il punto loro più alto nelle pratiche dell'aruspicina e dell'auspicio. L'aruspicina consiste nella lettura dei presagi divini essenzialmente (ma non esclusivamente) attraverso l'esame attento delle viscere (il fegato, in primis) degli animali sacrificati: è la grande specialità divinatoria etrusca, riservata esclusivamente ai rampolli delle grandi famiglie nobiliari tirreniche che, Roma dall'epoca repubblicana più antica e fino alla piena età imperiale ha interrogato per conoscere gli occulti voleri degli Dei e le pratiche per placarne le eventuali ire. |
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Quest'arte, che ha per secoli garantito alle classi dominanti etrusche un elevato controllo sociale ed un prestigio anche esterno senza eguali, presenta notevoli punti di contatto con la divinazione mesopotamica e in quanto tale è forse giunta in Etruria nel momento della grande influenza orientale, e cioè nell'epoca orientalizzante antica (700-650 a.C.). Al contrario, all'età preistorica rinvia invece il rituale dell'auspicio, con quello connesso all'augurio, in quanto pratica diffusa in tutti i popoli italici e quindi anteriore all'assunzione dell'egemonia nella penisola da parte degli Etruschi: come tutti gli altri popoli italici anche gli Etruschi hanno conservato l'uso dell'auspicio per tutto l'arco della loro storia indipendente, come prova la figura di Vel Saties in abito di auspicante raffigurato nella tomba Francois (340 a..). L'auspicio è lo strumento fondamentale per l'assunzione del potere, dal momento che l'osservazione mattutina dei presagi celesti fornisce l'investitura divina a chi l'attende, il re in epoca preistorica ed arcaica, il magistrato in epoca repubblicana. Sin dall'epoca delle fondazioni delle prime colonie greche, agli Etruschi si offre ancora un altro modello di civiltà, quello ellenico, che essi avidamente assorbono. |
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Il modello greco propone all'aristocratico Etrusco una concezione dei rapporti sociali assai diversa da quella offerta dal dispotismo orientale, cui peraltro gli Etruschi si erano, come abbiamo visto, in un primo tempo rivolti, e molto più consona alla situazione socio-politica sviluppatosi sul suolo italico. La commensalità rude e primitiva del banchetto preistorico cede ora il posto al più coltivato simposio e a un consumo raffinato di vini prodotti con ricette speciali greche e orientali e assunti con panoplie complesse ed eleganti. Le divinità acquistano aspetto umano e dunque più benigno; i miti greci offrono ai principes etruschi una serie di paradigmi etico-politici particolarmente adatti cui rifarsi per celebrare le proprie gesta o per proporre ai propri pari la riaffermazione dei valori condivisi nel corso delle celebrazioni collettive del gruppo, di cui le tombe dipinte dal 510 a.C. in poi ci offrono un'immagine vivida, anche se idealmente traslata nell'Aldilà. L'artigianato greco, ben presto insediatesi in Etruria prima al seguito di aristocratici greci impegnati nello scambio, poi attraverso il brulicante filtro degli emporii, mette ora a servizio dei principes la propria proverbiale abilità nel produrre oggetti di lusso e strumenti sempre più raffinati per il soddisfacimento dei bisogni delle classi dominanti; la scrittura, derivata all'Etruria, non meno che a Roma, dal modello di alfabeto calcidese di CUMA, la più antica colonia greca d'Italia, consente all'aristocrazia di registrare in forma permanente i rituali religiosi, gli eventi prosperi e meno prosperi della collettività e dei gruppi gentilizi, la cerimonialità del dono agli Dei e dello scambio aristocratico, così come più tardi verrà usata per tutti gli scopi connessi con la realtà politico sociale urbana. Questo processo di acculturazione si identifica di fatto con la diffusione in Etruria delle forme politiche urbane, il cui vertice è rappresentato dal generale cambiamento delle forme istituzionali nelle città etrusche, quando avviene la sostituzione delle monarchie con le magistrature repubblicane. |
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Avviene quindi il diffondersi rapidissimo nelle città etrusche dell'edilizia sacra cittadina, dopo un timido avvio nei decenni anteriori al grande cambiamento costituzionale repubblicano. Scossa dalla caduta dei domini campani prima e padani poi,dal 350 a.C. E via via fino al 200 a.C., si assiste ad un generale rinnovamento della società etrusca, che prende le mosse dalle città del Sud del Paese, con l'allargamento del potere a nuovi strati di cittadini, con l'addolcimento delle condizioni dei ceti subalterni, di cui parti più o meno grandi vengono in varia forma cooptate nella società civile. |
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Roma già nel 396 a.C. annette al proprio stato una delle metropoli etrusche, VEIO: e nell'antica città etrusca, che i plebei di Roma eleggono a propria roccaforte all'indomani dell'incendio gallico, abbondano le tracce di una forte presenza romana. Si registra in questo periodo il contemporaneo affiorare di una serie di significativi fenomeni politico sociali all'interno delle città etrusche: il diffondersi in concomitanza con l'affermarsi a partire dal 150 a.C. del gusto patetico tardoellenistico, di un forte senso drammatico della rappresentazione, che bene esprime gli intensi conflitti politici connessi con la nuova situazione sociale, il dilagare a tutti i livelli sociali di nuove dottrine esoteriche, soprattutto dionisiache, a sfondo escatologico, in una parola l'angoscia della crisi di una secolare aristocrazia dominante, che, quasi conscia della prossimità della propria fine, volentieri si dedica a contemplare il proprio passato, rievocando personaggi storici assurti al rango di eroi leggendari come i fratelli Vibenna o riproponendo miti nazionali fino a quel momento sconosciuti o quasi. |
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Malgrado l'evidente sforzo profuso per conservare la propria identità, l'aristocrazia secolare d'Etruria, assorbita dalla nuova situazione dell'Italia unificata secondo le leggi di Roma, si confonde con le numerose e variegate aristocrazie municipali della penisola, futuro serbatoio del consenso Augusteo. |
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